Scegliere una destinazione, prenotare un albergo, visitare un museo, andare al mare o semplicemente sapere in anticipo se sarà possibile muoversi senza incontrare ostacoli. Per milioni di persone organizzare una vacanza significa ancora oggi dover cercare informazioni che per gli altri viaggiatori sono quasi scontate.
Da qui l'importanza della novità che riguarda Italia.it, il portale ufficiale del turismo italiano, dove trova ora spazio una sezione dedicata al turismo accessibile con contenuti e informazioni realizzati da Village for all – V4A®, realtà che dal 2008 lavora per consentire alle persone con differenti esigenze di accessibilità di scegliere strutture e destinazioni sulla base di informazioni verificate.
L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Ministero del Turismo e Village for all, che ha messo a disposizione del Tourism Digital Hub il patrimonio di informazioni e guide costruito negli anni. I materiali sono consultabili gratuitamente e riguardano sia le strutture appartenenti alla rete V4A sia alcune destinazioni italiane, tra cui Cortina, Bibione, Pordenone, Comacchio, Peccioli e Ravenna.
Può sembrare semplicemente un nuovo servizio digitale. In realtà il tema è molto più ampio, perché riguarda il rapporto tra turismo, autonomia e diritto alla partecipazione.
L'accessibilità riguarda molte più persone di quanto immaginiamo
Quando si parla di turismo accessibile si tende ancora a pensare quasi esclusivamente alle persone con disabilità motoria e alla presenza o meno di una rampa, di un ascensore o di una camera attrezzata.
La realtà è molto più complessa.
Secondo i dati richiamati da Roberto Vitali, cofondatore di Village for all, intervistato da Vita.it in Italia circa 7,6 milioni di persone hanno una disabilità certificata e oltre 4,2 milioni di queste hanno più di 65 anni. Ma la platea di chi può avere esigenze specifiche durante un viaggio è decisamente più ampia.
Un'indagine Istat del 2022 indicava infatti in 12,6 milioni le persone che dichiaravano gravi limitazioni dell'autonomia personale protratte per più di sei mesi, anche in assenza di una certificazione di disabilità.
E soprattutto non tutte le esigenze sono immediatamente visibili.
Possono riguardare la mobilità, ma anche la vista, l'udito, le capacità cognitive, particolari necessità alimentari o altre condizioni che rendono indispensabile conoscere in anticipo le caratteristiche di una struttura e dei suoi servizi.
A questo si aggiunge una trasformazione demografica che nei prossimi anni renderà il tema ancora più rilevante: l'invecchiamento della popolazione. Con l'avanzare dell'età possono comparire difficoltà motorie, sensoriali o altre limitazioni senza che una persona si consideri necessariamente "disabile".
Non a caso Vitali sintetizza il tema con una provocazione efficace: «Sto lavorando per la mia vecchiaia, non per la disabilità».
L'accessibilità, da questo punto di vista, smette di essere una politica rivolta a una minoranza e diventa una questione che potenzialmente riguarda tutti.
Sapere prima per poter scegliere
Uno dei problemi principali per chi ha particolari esigenze non è soltanto trovare una struttura accessibile. È riuscire a capire quanto lo sia realmente.
Una generica indicazione come "hotel accessibile" può infatti significare molto poco. Una persona che utilizza una sedia a rotelle potrebbe aver bisogno di conoscere la larghezza delle porte, le dimensioni dell'ascensore o la disposizione del bagno. Una persona non vedente potrebbe essere interessata ai percorsi tattili o alle informazioni vocali. Altre esigenze possono riguardare la presenza di accompagnatori, l'accessibilità della spiaggia, dei trasporti o dei luoghi culturali circostanti.
Per questo Village for all utilizza un sistema basato sulla verifica diretta delle strutture attraverso il software V4AInside™. Gli ambienti e i servizi vengono rilevati sul posto per mettere a disposizione informazioni concrete sulle loro caratteristiche.
Il principio adottato è semplice: «Sapere prima, per scegliere meglio».
Non si tratta quindi di decidere al posto della persona se una struttura sia o meno adatta, ma di fornirle informazioni sufficientemente precise perché possa valutarlo autonomamente.
È una differenza sostanziale. L'accessibilità non coincide con la promessa che un luogo vada bene per tutti, ma con la possibilità per ciascuno di conoscere preventivamente le condizioni che troverà e decidere di conseguenza.
L'esperienza di Village for all è stata inoltre inserita dall'Organizzazione internazionale del turismo sociale tra le best practice internazionali nell'ambito del turismo sostenibile.
Il viaggio come diritto alla partecipazione
Il turismo accessibile non può essere ridotto alla sola eliminazione delle barriere architettoniche.
Viaggiare significa incontrare persone, conoscere luoghi, partecipare ad attività culturali, sportive e ricreative. Significa, in altre parole, prendere parte alla vita sociale.
Un principio riconosciuto anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata nel 2006 e della quale ricorre quest'anno il ventesimo anniversario. L'articolo 30 riconosce il diritto delle persone con disabilità a partecipare, su base di uguaglianza con gli altri, alla vita culturale, alle attività ricreative, al tempo libero e allo sport.
Il turismo diventa quindi uno degli ambiti nei quali verificare concretamente quanto quel diritto sia effettivamente esercitabile.
Perché la possibilità teorica di partire serve a poco se non si riesce a salire su un mezzo di trasporto, se non si trovano informazioni affidabili sull'albergo oppure se monumenti, spiagge, ristoranti e luoghi culturali rimangono inaccessibili.
Le barriere, inoltre, non dipendono necessariamente dalla condizione della persona. Molte difficoltà nascono dall'ambiente, dall'organizzazione dei servizi e dalla mancanza di informazioni.
Cambiare questa prospettiva significa passare dall'idea di un turismo "speciale" per persone con disabilità a quella di un turismo progettato per una società composta da persone differenti.
Anche l'economia può guadagnarci
Accanto alla dimensione dei diritti esiste poi un aspetto economico che il settore turistico italiano non può permettersi di sottovalutare.
Secondo il Rapporto sul turismo accessibile e inclusivo realizzato da IsITT, questo segmento produce in Italia circa 8,8 milioni di arrivi e 38,4 milioni di presenze nelle strutture ricettive, pari a oltre l'8% delle presenze turistiche nazionali.
L'impatto economico diretto viene stimato in circa 5,3 miliardi di euro e raggiungerebbe 9,6 miliardi considerando anche gli effetti indiretti e indotti.
Ma, secondo le stime presentate da Vitali, il potenziale sarebbe molto più elevato: circa 27 miliardi di euro l'anno, contro una quota di spesa che il mercato riuscirebbe oggi a intercettare molto più limitata.
Dietro il tema dell'accessibilità si nasconde quindi anche un mercato enorme ancora parzialmente inesplorato.
Una struttura accessibile non serve, del resto, soltanto alla persona con disabilità. Spesso viaggia con familiari, amici o accompagnatori e la possibilità di accogliere adeguatamente una persona può determinare la scelta dell'intero gruppo.
Investire nell'accessibilità significa quindi ampliare il pubblico potenziale delle destinazioni e delle imprese turistiche.
Dall'accessibilità alla libertà di scegliere
L'arrivo del turismo accessibile su Italia.it rappresenta per questo un segnale significativo. Non risolve naturalmente tutti i problemi di accessibilità del sistema turistico italiano, ma contribuisce a rendere informazioni e strumenti più facilmente disponibili attraverso il principale portale pubblico dedicato alla promozione turistica del Paese.
La sfida successiva sarà fare in modo che l'accessibilità diventi sempre meno una sezione separata dell'offerta turistica e sempre più una caratteristica ordinaria della progettazione di strutture, servizi, trasporti e destinazioni.
Perché il vero obiettivo non dovrebbe essere costruire una vacanza "per persone con disabilità", ma consentire a ogni persona di scegliere dove andare, con chi partire e cosa fare.
In fondo è proprio questo il punto: l'accessibilità non riguarda soltanto la possibilità di entrare in un luogo. Riguarda la libertà di scegliere di esserci.
(Foto di Timur Seyfelmlyukov su Unsplash)


