Muoversi da un Paese europeo all'altro senza dover ogni volta dimostrare nuovamente la propria condizione di disabilità. Accedere alle agevolazioni previste nel Paese in cui ci si trova. Utilizzare un contrassegno di parcheggio riconosciuto in tutta l'Unione. E, soprattutto, ridurre quella burocrazia che ancora troppo spesso accompagna la vita quotidiana delle persone con disabilità.
È questo l'obiettivo del percorso avviato dall'Italia per il recepimento della normativa europea sulla Carta europea della disabilità (European Disability Card) e sul Contrassegno europeo di parcheggio per le persone con disabilità.
Il 4 agosto il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo che recepisce la Direttiva (UE) 2024/2841. Il provvedimento dovrà completare il proprio iter prima di diventare definitivo, ma rappresenta un passaggio importante verso un sistema europeo nel quale la condizione di disabilità possa essere riconosciuta più facilmente anche al di fuori del proprio Paese di residenza.
Stessi diritti anche quando si viaggia
Il principio alla base della riforma è semplice: una persona con disabilità che si sposta temporaneamente in un altro Stato dell'Unione europea dovrà poter accedere, alle condizioni previste dalla normativa europea, agli stessi trattamenti e alle stesse agevolazioni riconosciute alle persone con disabilità residenti in quel Paese.
Un cambiamento tutt'altro che secondario.
Viaggiare in Europa per una persona con disabilità può significare ancora oggi confrontarsi con certificazioni differenti, procedure amministrative nazionali e documenti che non sempre vengono immediatamente riconosciuti all'estero. Una frammentazione che finisce per trasformarsi in un ostacolo alla libertà di movimento.
L'obiettivo della normativa europea è proprio superare progressivamente queste difficoltà attraverso strumenti comuni e riconoscibili nei 27 Stati membri.
La ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha definito il recepimento della direttiva un passo verso un'Europa maggiormente accessibile, sottolineando l'obiettivo di semplificare concretamente la vita delle persone con disabilità quando viaggiano, studiano, lavorano oppure partecipano ad attività culturali, sportive e ricreative in un altro Paese europeo.
L'Italia, del resto, non parte da zero. Già dal 2020 ha partecipato al progetto pilota della EU Disability Card, insieme a un gruppo di altri Paesi europei. Con la nuova disciplina, però, il sistema è destinato a estendersi a tutta l'Unione.
Che cos'è la European Disability Card
La Carta europea della disabilità (CED) è lo strumento destinato ad attestare la condizione di disabilità durante i soggiorni di breve durata negli altri Stati membri.
Sarà disponibile sia in formato fisico, dotato di caratteristiche anticontraffazione, sia in formato digitale e consentirà di dimostrare più facilmente il proprio diritto ad accedere alle condizioni agevolate previste nel Paese ospitante.
A seconda delle disposizioni nazionali, queste potranno riguardare, ad esempio, trasporti, musei, attività culturali e sportive, eventi, servizi ricreativi o altre forme di assistenza e accesso preferenziale.
Un elemento importante è proprio la reciprocità: la Carta non introduce necessariamente le stesse agevolazioni in ogni Stato europeo, ma permette alla persona con disabilità proveniente da un altro Paese dell'Unione di beneficiare delle condizioni previste per le persone con disabilità residenti nello Stato che sta visitando.
In Italia sono inoltre previste ulteriori possibilità di digitalizzazione. Tra le misure annunciate figurano la richiesta attraverso l'App IO, un portale attraverso il quale consultare le agevolazioni disponibili direttamente dallo smartphone e lo sviluppo di infrastrutture che consentano di utilizzare la Carta anche a distanza, per esempio nell'accesso a determinati servizi online.
Particolare attenzione è prevista anche per la Carta con indicazione del diritto all'accompagnatore, collegandone il rilascio alle condizioni individuate dalla normativa nazionale sulla disabilità.
Un contrassegno europeo per il parcheggio
Accanto alla Disability Card, l'altro grande cambiamento riguarda il Contrassegno europeo di parcheggio per le persone con disabilità.
Anche in questo caso l'obiettivo è evitare che attraversare una frontiera significhi perdere, o dover nuovamente dimostrare, diritti già riconosciuti nel proprio Paese.
Lo schema approvato dal Governo prevede inoltre alcune semplificazioni significative rispetto al sistema italiano attuale. Il nuovo contrassegno dovrebbe avere una durata di dieci anni, rispetto ai cinque attualmente previsti in via ordinaria.
Per le persone con disabilità grave e con una condizione certificata come permanente è previsto inoltre il rinnovo automatico alla scadenza.
Può sembrare un dettaglio amministrativo, ma non lo è. Per una persona con una condizione permanente, essere periodicamente chiamata a produrre nuovamente certificazioni mediche per dimostrare una situazione che non è destinata a modificarsi significa sostenere procedure, tempi e incombenze che potrebbero essere evitati.
La semplificazione amministrativa diventa, in questo senso, parte integrante dell'accessibilità.
È prevista anche una nuova piattaforma attraverso la quale richiedere il contrassegno. Il documento dovrebbe essere prodotto dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e successivamente recapitato al domicilio del titolare. Per le richieste effettuate attraverso la piattaforma è prevista la gratuità del rilascio.
Meno burocrazia significa anche maggiore autonomia
La novità europea offre l'occasione per riflettere su un aspetto più generale.
Quando si parla di accessibilità, il pensiero corre immediatamente alle barriere architettoniche. Ma esistono anche barriere amministrative e burocratiche: certificati da presentare più volte, documenti non riconosciuti, procedure differenti da un territorio all'altro, informazioni difficili da reperire.
Per chi convive quotidianamente con una disabilità, anche questi ostacoli possono limitare concretamente l'autonomia.
La possibilità di spostarsi, viaggiare, visitare un museo, partecipare a un evento o utilizzare un parcheggio accessibile senza dover continuamente dimostrare un diritto già riconosciuto rappresenta quindi qualcosa di più di una semplificazione burocratica. Riguarda il diritto alla mobilità e alla piena partecipazione alla vita sociale.
Occorrerà comunque attendere il completamento dell'iter italiano e la piena applicazione della disciplina europea. La direttiva stabilisce infatti un percorso comune: gli Stati membri dovranno recepirla entro il 5 giugno 2027, mentre le disposizioni dovranno essere applicate dal 5 giugno 2028.
La direzione, però, è tracciata: fare in modo che una persona con disabilità possa attraversare una frontiera europea senza che i propri diritti si fermino alla frontiera insieme a lei.
Perché una vera libertà di movimento non consiste soltanto nella possibilità di viaggiare. Significa poterlo fare con la maggiore autonomia possibile, sapendo che la propria condizione e i propri diritti saranno riconosciuti anche lontano da casa.
(Foto di Fachrizal Maulana Per Unsplash+)



